accompagno le persone attraverso il lutto perinatale e il lutto

È arrivato un nuovo bebè

È arrivato un nuovo bebè

Cosa significa aspettare un figlio?

Beh, significa molte cose… innanzitutto significa modificare le sinapsi del cervello di mamma e papà. Qualunque nuovo pensiero o esperienza, apporta novità nel nostro cervello: nuove strade, associazioni, idee… immagini, progetti, sogni, desideri. Ogni volta che ci immaginiamo qualcosa, lo stiamo effettivamente vivendo: il nostro cervello non riconosce la differenza. Aspettare un figlio, fra le tante cose, è anche immaginarsi con lui: cullarlo, dargli da mangiare, passare le notti in bianco o annusare il suo profumo.

Se mamma e papà sono già genitori, nel momento in cui immaginano di vivere l’esperienza col figlio nella pancia, recuperano le tracce mnestiche della passata esperienza, perciò l’odore di bebè è quell’odore, conservato in quel preciso cassetto della memoria. Quando lo recuperano, è come se gli dessero una rispolverata e lo riconsolidassero.
Se mamma e papà sono alla prima esperienza, devono andare un po’ più di fantasia. Recuperano ciò che possono dalle esperienze con amici, parenti e vicini, poi inventano. Pur inventando però, ciò che immaginano è reale e resta conservato nei vari cassetti della memoria.

Ora pensiamo a cosa potrebbe accadere alla prima coppia: loro hanno già un figlio (o più di uno) e il fratellino muore in grembo. Quando si mettono di fronte alla loro realtà, cioè considerano cosa non potranno più vivere col loro secondo piccolo, devono prendere tutte le tracce mnestiche che hanno costruito immaginandosi insieme a lui e dirsi che non potranno sperimentarle. Se avessero potuto, non sarebbero state identiche, le nuove si sarebbero messe accanto alle vecchie e avrebbero potuto soppesare le differenze. Devono ammettere che non c’è nulla di lontanamente corrispondente: la loro prospettiva di vita è scomparsa. Resta un sapere acquisito in precedenza: sanno cosa siano le braccia piene, le notti insonni, ecc. Ora sanno anche quanto pesino le braccia vuote e sanno cosa siano le notti insonni per un figlio che non c’è. Hanno maturato l’esperienza di due genitorialità distinte e profondamente diverse.

Passiamo alla seconda coppia: sono alla loro prima gravidanza e viene annunciato loro che purtroppo il battito non c’è più. Anche loro devono prendere tutti i ricordi conservati nei cassetti della loro memoria che riportano alla loro vita immaginata (vissuta!) insieme al loro figlio e accettare che il futuro sarà senza di lui. A loro resta una conoscenza approssimativa di ciò che sarebbe potuto essere e una conoscenza profonda di cosa è senza.

Ad un certo punto le due coppie sentono che desiderano un nuovo bambino e lui li raggiunge, nascendo vivo e sano.

La prima coppia acquisisce esperienza di braccia piene, braccia vuote e braccia piene dopo le vuote, tre condizioni uniche (ogni figlio porta con sé un’esperienza irripetibile). Potrebbe accadere, non è detto che accada, ma qualche volta succede, che i genitori si sentano stranamente tristi, un po’ inquieti e che non sappiano decifrare bene da dove arrivi questo senso di smarrimento. In fondo non è più tempo di tentennare: un nuovo bebè è arrivato e tutto si è risolto!

La seconda coppia scopre solo adesso cosa significhino le braccia piene. Potrebbe accadere, non è detto che accada, ma qualche volta succede, che i genitori solo tenendo fra le braccia quel piccolino si rendano conto di quanto peso abbiano le braccia vuote. Non potevano saperlo prima, perché non avevano termini di paragone. Oggi invece li hanno. Ecco che potrebbero emergere nuovi pezzi da sistemare della loro esperienza col piccolo che non c’è più. Eh… però non è più tempo di piangere, perché è arrivato un nuovo bebè!

In realtà è tempo di piangere finché ce n’è ed è normale non poter sistemare prima certi pezzi: possiamo fare solo con ciò che abbiamo, man mano che giunge a noi. Ogni figlio che arriva (vivo o morto) chiede alla sua famiglia di far spazio per lui, facendo vacillare l’equilibrio dei membri che la compongono.

Un figlio vivo e sano è una grande gioia e il cuore dei genitori è gigante! Può contenere quella gioia e la miriade di altre e tante emozioni che ci rendono mamma e papà di tutti i nostri figli, presenti e assenti.

Se senti che ci sono ancora parti della tua storia col piccolo che non è lì accanto a te da sistemare, oppure ti stai accorgendo che stanno emergendo aspetti nuovi della vostra esperienza e desideri condividerli con me, scrivimi, sarò lieta di accompagnarti in questo viaggio.

È arrivato un nuovo bebè

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