accompagno le persone attraverso il lutto perinatale e il lutto

Vicolo cieco del lutto

Vicolo cieco del lutto

«Perché?»

«Non lo accetterò mai!»

«È innaturale.»

Sono le frasi che vanno per la maggiore, quando si racconta un lutto.

Mi sono chiesta perché abbiano tanto successo espressioni che non mostrano vie d’uscita, ma che piuttosto inchiodano nella sofferenza perpetua.

Penso dipenda dal fatto che esprimono un sentire molto comune: le persone si vedono rappresentate da queste espressioni. Ciò significa che moltissime non intendono accettare la morte, si chiedono come sia possibile che la morte esista e la ritengono un fatto innaturale.

Mi chiedo come sia possibile che la morte giunga a noi in modo tanto distorto.

Un altro modo per definire l’essere umano è ‘mortale’. Significa che muore. Cioè, nessuna persona può evitare questo epilogo.

Com’è possibile che un fatto ineluttabile sia considerato assurdo e inaccettabile?

Dipende dalla mappa.

Il cervello negli anni disegna la realtà in cui riteniamo di trovarci, proprio come fosse una mappa: il nostro mondo è frutto dell’idea che la nostra mente ha costruito con l’intenzione di avere le maggiori possibilità di sopravvivenza.
Il cervello aspira al controllo, quindi cerca di prevedere: se accade questo, allora faccio quello; se si verifica questo, è perché è accaduto quello.

Noi non sappiamo cosa sia la morte finché non ci troviamo di fronte ad essa. In quel momento viviamo un’esperienza nuova che viene gestita dal nostro sistema operativo andando a pescare le informazioni che ha selezionato sul tema e mettendo insieme reazioni altrui in contesti simili.

Il cervello non ama le novità, lui preferisce avere certezze.

Ad azione corrisponde reazione, che appare coerente quando mantiene in vita.

Senza saperlo noi siamo bombardati di informazioni che contribuiscono a costruire la nostra percezione della realtà.

La morte ha assunto un certo significato, le persone si rapportano ad essa seguendo certi schemi, dicendo certe cose e comportandosi in un certo modo.

Non ci chiediamo perché lo facciamo, lo facciamo e basta.

I copioni sono molto rassicuranti per il cervello che, come dicevo, non ama le novità.

Certamente le persone sopravvivono alla morte che non sia la loro.

Il punto quindi è un altro: basta sopravvivere oppure possiamo aspirare a qualcosa di più soddisfacente?

Qui si gioca la differenza fra chi resta dentro la narrazione che la nostra epoca ha costruito sulla morte (la mappa) e chi decide di non accontentarsi.

Non è possibile imporre ad alcuno di esistere oltre la sopravvivenza, ma è doveroso offrire qualcosa di diverso a chi desidera osare oltre il mero lasciarsi scorrere.

Per questo frasi come quelle sopra mi riempiono di amarezza, perché tendono a sopprimere ogni altra possibilità.

Di possibilità ce ne sono infinite, se solo si osasse oltre quelle frasi.

Ma bisogna osare.

Bisogna riconoscere di essere finiti in un vicolo cieco, frutto di una mappa che può essere ampliata, se solo ci si voltasse in un’altra direzione.

Bisogna chiedere al cervello di non rompere le scatole con le certezze che fanno male e perdere l’equilibrio per un attimo, per compiere quel passo che rimuove dal pantano.

Bisogna avere consapevolezza che quelle frasi provengono da una narrazione che non solo non è la realtà, ma non è nemmeno la percezione di tutti.

Nella vita si muore perché siamo mortali.

Così come accettiamo di essere vivi (senza domandarci nulla, ma compiendo l’atto di proseguire a respirare) così possiamo introiettare che moriremo e gli altri come noi. Non è importante il fatto di morire, perché una volta morti non saremo qui a porci il problema, il punto è vivere finché respiriamo. Vivere incazzati perché moriremo (o perché qualcun altro è morto) non è un gran vivere.

Usare la parola ‘innaturale’ per definire un atto naturale, non è solo incomprensibile, ma è anche illogico.

Il fatto di sentirci straniti dalla morte dipende dalla mappa che abbiamo lasciato che il cervello costruisse su questo evento.

Il cervello è nostro.

La mappa è nostra.

Agendo sul cervello modifichiamo la mappa e allora potremo vivere davvero finché non moriremo davvero.

Vicolo cieco del lutto

Pubblicato per la prima volta il 5 aprile 2023

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