accompagno le persone attraverso il lutto perinatale e il lutto

Stai preparando la tesi sul lutto perinatale?

Stai preparando la tesi sul lutto perinatale?

Ultimamente capita spesso di trovare richieste di aiuto per la tesi. Che siano ostetriche o future psicologhe (solo donne!), l’iter è sempre lo stesso: mail, messaggio in direct su Instagram, su Facebook e richiesta di accesso al gruppo privato Luttoperinatale.life.

Come primo suggerimento posso dirvi di NON comportarvi così.

Date l’impressione di non aver capito che Luttoperinatale.life sia gestito anche da me, come le pagine Instagram Luttoperinatale.life e Attraverso il lutto perinatale. Cioè, non vi interessa a chi chiedete aiuto, vi importa solo di riceverlo, in qualche modo.

Perdete decisamente credibilità nel volervi inscrivere al gruppo privato, perché significa che non avete letto le indicazioni: il gruppo è riservato alle persone in lutto perinatale, non è una banca dati ad uso e consumo dei laureandi. La vostra richiesta sarà rifiutata, ovviamente!

Tutte voi mi/ci contattate con uno scopo nobile: volete migliorare l’accoglienza e il supporto delle persone che vivono questa esperienza e pensate di raccogliere dati proponendo questionari.

A me quindi arrivano i questionari già elaborati: non vi interessa conoscere il punto di vista di chi opera in questo campo da più di 10 anni, vi interessa solo accedere alla mia/nostra banca dati.

In genere i questionari presentano delle criticità, perché vi affacciate a questo mondo da poco e chiaramente certi elementi non li potete conoscere. Probabilmente avete il supporto di professori che vi indirizzano (vi indirizzano? Ne sanno qualcosa?), tuttavia evidentemente non ne sappiano molto nemmeno loro.

Quindi giungono questionari faziosi, che già presuppongono di trovare le risposte che volete (la ricerca scientifica è avezza a questa modalità!), volte a sostenere le vostre teorie.

Mi fa specie, per esempio, che vi affacciate a questo mondo con sensibilità e non abbiate capito che porre paletti in merito al momento della morte in grembo sia privo di senso.

Dovete immaginare che un genitore (facilmente una madre) entrerà nel vostro questionario per dare il suo apporto, pensando che la sua tragica esperienza possa essere di aiuto a qualcuno dopo di lei, entri nel link con una certa preoccupazione (chissà cosa dovrà rinvangare per aiutarvi nel vostro lavoro e – forse – per aiutare una sua sconosciuta compagna di viaggio?) e si trovi esclusa perché suo figlio ha avuto l’ardire di morire a 20 settimane anziché a 22.

Quindi lei non può mettere a disposizione nulla di sé, della sua esperienza, ‘meno’ di un’altra che invece ha i numeri per essere raccolta.

Qual è la differenza tra una morte in grembo a 20 settimane e una a 22?

Beh… a parte i numeri e certe definizioni, nessuna.

E una morte in grembo a 18 o 15 settimane?

Ancora nessuna.

La differenza sta nel ritorno che queste famiglie portano con loro: non son degne neppure di partecipare al questionario di una laureanda.

Ecco, fatico a condividere lavori del genere fra i miei contatti, sappiatelo.

Altro punto: le memory box.

Siete tutte convinte che le memory box abbiano chissà quale valore intrinseco.

Beh, non ce l’hanno. La memory box è solo una definizione di per sé sterile, quel che importa è altro.

Importa che il personale sanitario sia in grado di comprendere come stare accanto alla famiglia in quei momenti, anche accompagnandola nel raccogliere elementi importanti, come foto, impronte, ecc. Come questi elementi siano poi consegnati alla famiglia è un fatto secondario. Possono essere inseriti in una busta, dati in mano di volta in volta, ecc. La scatola di per sé non serve a niente. Tanto più che spesso questi oggetti non sono nemmeno pensati dalla struttura sanitaria in sé, ma sono ‘donati’ da qualche associazione che si fa poi pubblicità attraverso questi oggetti, marchiandoli col suo logo o riempiendoli del suo materiale. Sappiate che non esistono associazioni, movimenti, siti, luoghi (nemmeno il nostro lo è!) adatti a tutti. Ognuno di noi ha il suo particolare modo di interpretare il lutto e accogliere le persone che lo vivono. Quindi delegare un’associazione specifica nella presa in carico di questo evento significa ‘sbolognare’ il problema ad altri e lavarsene le mani. Il rischio che la struttura sanitaria deleghi altrove, esiste. Il rischio che il semplice fatto di aver dato in mano una scatola la sollevi dalla responsabilità di chiedersi se abbia svolto il suo compito con attenzione e partecipazione, esiste.

Fosse per me, abolirei quelle scatole, non è un mistero.

Perché non si dia così tanta importanza al contenitore, dimenticandosi che il vero valore sta nel contenuto, scevro dalle ideologie altrui, e come questo contenuto è realizzato.

Ovviamente non ho/abbiamo modo di passarvi queste considerazioni, perché non ci chiedete cosa ne pensiamo, ma volete solo accedere alla nostra banca dati.

Beh, sappiate che le persone che ci seguono non sono persone qualunque e noi non siamo spammatori di questionari.

Volentieri vi do/diamo una mano nel far luce su questo mondo, nel momento in cui notiamo che davvero è luce che intendete fare, non solo riempire le pagine di un volume che vi darà un titolo.

In ultimo, pensate che se il vostro tempo è prezioso, anche il mio/nostro lo è.

Buon lavoro anche a voi.

Se stai preparando la tesi sul lutto perinatale e desideri il mio/nostro aiuto, scrivi a luttoperinatale.life@gmail.com

Stai preparando la tesi sul lutto perinatale?

Pubblicato per la prima volta il 30 marzo 2024

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