Lutto perinatale: diciamo le cose come stanno

Lutto perinatale: diciamo le cose come stanno

Vi mostro una cosa.

Lutto perinatale: diciamo le cose come stanno

Molto spesso quando si parla di lutto perinatale lo si fa in questi termini: «Il lutto perinatale NON È SOLO la perdita di un figlio.»

Lo sentite?

Quel figlio finisce in secondo piano o, al meglio, sullo stesso piano di tante altre cose che dipendono strettamente dalla sua sorte, pur sembrando indipendenti.

La verità, che spesso si evita di dire per pudore, è semplice e spietata: la perdita di una gravidanza è la morte di un figlio.

Non un’idea, non un progetto. Un figlio. Un essere reale, unico, irripetibile.

I sogni, i progetti, le speranze, sì: si perdono. Ma non sono “altro” rispetto alla morte. Sono effetti della morte, non elementi paralleli. Cadono perché quel figlio non c’è più. Non gli stanno accanto, ma vengono spazzati via con lui.

In questo, il lutto perinatale non è diverso da altri lutti. Anche quando muore un genitore, un partner, un amico, si perdono sogni, equilibri, relazioni, fiducia nel mondo. Ma nessuno si sente in dovere di precisarlo. Dire “è morto” basta a spiegare tutto.

E allora perché nel lutto perinatale si fa così fatica a restare su quella parola – morte – e ci si rifugia in un linguaggio più evanescente? Forse perché è troppo difficile pensare che si possa morire ancora prima di nascere. Forse perché quel figlio non lo ha visto nessuno, se non chi lo portava dentro, perciò il dolore sembra meno legittimo, meno riconosciuto e ci si affanna a spiegarlo.

Ma chi ha vissuto questa esperienza non ha bisogno di spiegare, ha bisogno che la verità venga detta:

«È morto mio figlio. E questo mi ha devastato.»

Quando si parla di lutto perinatale, troppo spesso non si usa la parola MORTE.

Quel figlio non è perso, come potrebbe essere perso un mazzo di chiavi e poi essere ritrovato, un giorno, forse…

Quel figlio è proprio morto.

Con un gran lavoro lo si potrà ritrovare – un giorno, forse… – in una forma diversa, non materiale.

Questa tipica narrazione, dunque, sposta il focus dal figlio al contorno. Come se il dolore fosse fatto di ciò che ruotava attorno, e non di ciò che sta al centro.

Ma è la morte del figlio che rende tutto il resto doloroso, insensato, crollato.

👉 È morto, e per questo si sono persi i sogni.

👉 È morto in grembo, e per questo si perde la fiducia nel proprio corpo.

👉 È morto senza spiegazione, e per questo si smette di credere nella medicina.

👉 È morto, e nessuno sa come stare accanto a una madre che ha perso un figlio che nessuno ha visto.

Lutto perinatale: diciamo le cose come stanno

Quando si parla di lutto perinatale, serve il coraggio di restare sulla verità. Perché solo quando si osa dire “è morto mio figlio”, quel figlio – anche se nessuno l’ha visto – inizia a esistere davvero, anche per il mondo.

Lutto perinatale: diciamo le cose come stanno

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